Dal mare

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Da alcuni anni amo il disegno. Ho sempre disegnato, da piccolo ero bravo a copiare, da grande a imitare. Mi piaceva qualcuno, quello che faceva, come lo faceva e cercavo di apprenderne il tratto, la poesia. Ho iniziato a utilizzare il disegno soprattuto perché serviva il mio lavoro di grafica: avevo bisogno di un segno e lo creavo da me. Poi questi segni col tempo diventarono disegni e dopo ancora illustrazioni. La mia prima, vera illustrazione l’ho fatta in una serata di quelle in cui non esce fuori nulla, dopo giorni di lavoro insieme a Francesco, su un manifesto per realizzare l’immagine di un evento: Apriticielo, una grande festa istituzionale che sanciva la chiusura definitiva dell’Ospedale Psichiatrico di Lecce nel 1997.

L’immagine che d’un tratto vidi fu quella di un “matto reale”, la cui espressione era la manifestazione di un potere superiore di allucinare, di rendere reali ciò che gli uomini ordinari solo immaginano. Insomma, avevo prefigurato l’idea che volevo per la mia vita... e disegnai un omino lungo, esile, ma dai tratti neri decisi, incoronato. Sullo sfondo una notte blu illuminata solo da uno spicchio di luna. Le stelle le aveva dentro. Quel piccolo omino mi avvicinò per sempre all’illustrazione senza possibilità di ritornare indietro. Sapevo ormai di potere, sentì per la prima volta la sensazione della possibilità. Ormai era mia. Da quel giorno ho iniziato ad amare il disegno, l’illustrazione.

Dopo molti anni di lavoro, intenso, emozionante, ho lasciato Lecce per Assisi. Ho conosciuto qualche anno fa delle idee che hanno avuto su di me lo stesso effetto che ha avuto il “matto reale”. Idee sulla vita che hanno cambiato la mia vita. E ho imparato ad allucinare anch’io un po’ come quel matto, volando con le emozioni al di sopra delle emozioni. Ma non sempre accade, è necessario un lavoro.

Un po’ come la chimera di Merlino: “Antico è quel cancello. Oh tu, uomo che vieni dal mare, impara prima a chiudere e poi a disserrare.”

 

E.